Walk on Job

Mercoledì 15 febbraio 2012

 

 

Nella jungla dei concorsi pubblici. Quando non basta vincere per essere assunti

 

di Elisa Di Battista

 

Lavoro statale uguale posto fisso? Un’equazione che spesso, di incognite, ne contiene troppe. Non basta studiare per mesi o anni, sgomitare con altre migliaia di candidati affollando aule piene zeppe, per superare un concorso pubblico. Ma non è sufficiente neppure vincerlo per ottenere l’agognato posto di lavoro, quando a metterci lo zampino sono leggi, tagli, e misteri burocratici. E allora ci si trova ad aspettare per anni e anni il posto che si merita di diritto, rimanendo in un limbo fumoso senza sapere se e quando arriverà l’assunzione. In Italia sono più di 100mila, stando alle stime della Cgil, le persone coinvolte nella truffa dei concorsi pubblici. Il Sole24Ore ne ha stimate, invece, 70mila. Comunque sia, troppe.

A lavorare nel pubblico sono, nel nostro Paese, più di 3 milioni (dati Conto annuale della Ragioneria dello Stato aggiornati al 2010). Di questi, oltre 174mila sono atipici (di cui oltre 91mila con contratti flessibili, più di 31mila interinali e socialmente utili, e 51mila in Polizia ed Esercito. Tra chi è a tempo indeterminato, il 32,1% è impiegato nella scuola (tranne l’università), il 21,2% nel Servizio Sanitario Nazionale, il 15,8% nelle Regioni e autonomie locali, seguiti da Polizia (9,8%), ministeri (5,4%), Forze Armate (4,5%). Un costo, quello dei dipendenti pubblici, che si aggira sui 165 milioni di euro. E, come dicevamo, lavorare nella Pubblica Amministrazione spesso comporta il superamento di un concorso: prima si scova il bando sulla Gazzetta Ufficiale, si cercano manuali per prepararsi alle prove, spesso molto dilazionate nel tempo. Infine, ecco la graduatoria, con il suo elenco dei vincitori, destinati ad essere assunti, e di idonei, che non hanno diritto subito al posto e rimangono in attesa per eventuali futuri inserimenti.

Ma non sempre le cose vanno come dovrebbero andare. Per quanto riguarda le graduatorie dei concorsi ancora in vigore (ossia ancora aperte), approvate dopo il 30 settembre 2003, si parla di ben 7164 posti (escluso il settore sicurezza) banditi da 68 enti tra organi centrali, ministeri, agenzie, enti previdenziali, enti di ricerca ed enti pubblici non economici. Di questi, è stato assunto il 69% dei vincitori e appena l'11% degli idonei (dati del Dipartimento Funzione Pubblica del Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione). Ma quanti sono i concorsi pubblicati in Gazzetta ogni anno? Stando alle stime di Concorsi.it, possono arrivare fino a 10mila. Non esistono invece dei numeri ufficiali resi disponibili da fonti pubbliche, «anche se», come spiega Maria Barilà, direttore dell’Ufficio per l'organizzazione, il reclutamento, le condizioni di lavoro ed il contenzioso nelle pubbliche amministrazioni (UORCC) del Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, «si sta lavorando su una banca dati che raccoglierà le informazioni sui concorsi banditi da tutte le amministrazioni pubbliche». Se e quando sarà, meglio tardi che mai.



INAIL, NEL LIMBO 300 CONCORSISTI

 

Tra vincitori e idonei c’è, però, qualcuno che rimane fuori. E aspetta. Nel frattempo trova altri lavori, si barcamena, si arrabbia, invecchia. Come sta succedendo a circa 300 concorsisti Inail. Il concorso dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro era stato bandito nel 2007 per 404 posti da amministrativo (c1) e le prove terminate 3 anni dopo. Graduatoria pubblicata nel 2010, a oggi gli assunti sono appena 95. Gli altri? Restano in attesa. Come nel caso di Francesco (nome di fantasia: i vincitori non assunti preferiscono non rendersi riconoscibili), 35 anni, di Salerno: «Ho sempre creduto nella Pubblica Amministrazione e desiderato lavorarci per ambizione personale. Ho sempre partecipato a concorsi, pensavo di avere il futuro assicurato, invece ora mi ritrovo con nulla di certo». Ed è proprio dal caso di questi 404 che è nato il Comitato XVII Ottobre, fondato da Alessio Mercanti che, pur non coinvolto dalla vicenda in prima persona, da lavoratore Inail ne ha sentito parlare e ha deciso così di mobilitarsi. Il 27 ottobre 2010 è sceso in piazza, a Montecitorio, insieme a oltre 200 idonei in attesa di assunzione. E da allora segue le tortuose vicende di vincitori e idonei non assunti, sia attraverso il sito che il gruppo su Facebook.
«Il principale ostacolo alle assunzioni non solo per l’Inail ma per tutta la P.A.», spiega, «è il blocco del turn over, che stabilisce un tetto del 20%. Questo vuol dire che per 100 persone che vanno in pensione, un ente pubblico ne può assumere solo 20». A stabilirlo è stato l'art. 66, comma 7, del d.l. 112/2008 (convertito nella legge 133 del 6 agosto 2008), che ha previsto sia per il 2010 che per il 2011 il tetto di assunzioni (riducendo dal 60% al 20% il numero di assunzioni già previsto dalla precedente Finanziaria 2008, art. 3, comma 102, legge 244/2007). Ma il blocco non si è fermato là: il successivo d.l. 78 del 2010 (art.6, comma 5) lo ha esteso, sempre al 20%, al 2012 e 2013, e di recente il d.l. 98/2011 ha applicato il tetto anche al 2014 (art.16). Insomma, l’attuale normativa prevede il blocco ancora per altri 3 anni. A questo si è aggiunto il decreto di ferragosto del 2011, che obbliga gli enti pubblici a tagliare ulteriormente gli organici entro il 31 marzo 2012 di un numero non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti di organico (art. 1 del d.l. 138/2011 del 13 agosto). «Quando sono stati banditi i concorsi, il regime delle assunzioni si fondava su vincoli meno stringenti», precisa Maria Barilà direttore UORCC. «Le misure per contenere spesa pubblica e livelli occupazionali contenute nelle manovre che si sono susseguite negli ultimi 3 anni hanno di fatto impedito le assunzioni programmate».

«Il Comitato», spiega ancora Mercanti, «sostenuto dai partiti dell’attuale maggioranza (Pd-Pdl-Terzo Polo) presenti in Commissione Lavoro della Camera, ha collaborato a stendere una proposta di legge che prevede: il blocco dei concorsi fino al 2014 per consentire l’assorbimento di vincitori e idonei già inseriti in graduatoria; una proroga fino al 2014 della validità delle graduatorie, con un balzo in avanti di 2 anni rispetto al Milleproroghe; la richiesta di “pescare” dalle graduatorie, e non dalle agenzie interinali, anche quando bisogna assumere lavoratori a tempo determinato. Siamo fiduciosi e speriamo di avere l’ok delle altre Commissioni». Attualmente si è detta favorevole la Commissione Affari Costituzionali, mentre si attendono i pareri della Commissione Giustizia e della Commissione Finanze.

Un altro passo avanti è invece l’emendamento 1.30 al decreto Milleproroghe, a firma dell’On. Cesare Damiano (Pd), approvato il 18 gennaio 2012, che prevede la proroga fino al 31 dicembre 2012 delle graduatorie approvate dopo il 30 settembre 2003. «Con questo emendamento», ha commentato Mercanti, «abbiamo “salvato” 400 persone le cui graduatorie sarebbero scadute il 31 dicembre 2011, relative a Regione Campania, ASL di Foggia e altri enti».

 

VINCONO UN POSTO ALL’ICE, MA L’ENTE VIENE SOPPRESSO

 

Ad avere subito le imposizioni del d.l. 78/2010 sono stati i partecipanti al concorso per funzionario c1 dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE), ente che è stato poi addirittura eliminato. La graduatoria del concorso, che si è svolto tra il 2009 e il 2010, era composta da 300 persone: 107 vincitori, gli altri idonei. A maggio 2011 erano stati assunti solo i primi 4 vincitori in graduatoria, ma a luglio la legge 111/2011 voluta dall’allora ministro delle Finanze Giulio Tremonti ha soppresso l’ICE.

«Il blocco del turn over», commenta Carla (nome di fantasia), 36 anni, vincitrice non assunta, «è una limitazione forte soprattutto per una P.A. piccola come l’ICE, che contava poco più di 600 dipendenti. Io ci ho messo un anno e mezzo per prepararmi al concorso e come gli altri vorrei il posto di lavoro che ci siamo guadagnati. Abbiamo anche presentato un’interpellanza e un’interrogazione al Senato e 2 interrogazioni alla Camera. La risposta? L’ente avrebbe bandito un concorso per troppi posti e ora non può assumere. Evidentemente per il centrodestra l’ICE era inutile e costava troppo».

Intanto, fino a dicembre 2011 i 600 dipendenti dell’ex ICE sono stati inquadrati sotto il Ministero dello Sviluppo Economico (pur rimanendo a “lavorare” nei locali delle sedi originarie), mentre con il decreto Salvaitalia del governo Monti l’ente è diventato Agenzia per la promozione all’estero e internazionalizzazione delle imprese italiane e, mentre andiamo in stampa, si attende un decreto per la sua riorganizzazione (aggiornamenti su sites.google.com/site/nonsopprimeteice). E i vincitori del concorso? «Siamo 103 e non abbiamo idea di che fine faremo», racconta Carla, «per questo ci stiamo muovendo per vie legali». Ma c’è anche un paradosso: «Il giorno dopo la soppressione dell’ICE, il 7 luglio scorso», prosegue, «è stato pubblicato un decreto che autorizzava alcuni enti pubblici ad assumere, e tra questi persino l’ICE, appena soppresso». Un’autorizzazione che, naturalmente, era ed è solo sulla carta. E Carla, che è laureata in Scienze Politiche, nell’attesa lavora a chiamata per una società di ricerche di mercato.

«Quando ho vinto il concorso», racconta amareggiata, «ero contentissima: prima inviavo il cv ovunque e non ricevevo risposta. Mi dicevo: “Faccio il concorso e sono a posto”. E invece ho “beccato” il concorso sbagliato».


PSICOLOGI SENZA LAVORO

 

Stanno aspettando di essere assunti da 6 anni, invece, i 39 psicologi penitenziari vincitori di concorso al Ministero di Giustizia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel 2004 e durato, con un iter complesso, ben 2 anni. Prima il blocco delle assunzioni ha impedito il loro inserimento per 3 anni, poi è subentrato un decreto a negare il posto di lavoro conquistato di diritto. Il decreto dell’1 aprile 2008 ha infatti sancito il passaggio della Medicina Penitenziaria alle ASL.
«Questo», spiega Silvia (nome di fantasia), giovane psicologa vincitrice di concorso, «prevede che le ASL possano avvalersi, per assumere, delle graduatorie dei concorsi, ma non hanno l’obbligo di farlo, e di fatto stanno trattando i vincitori di un concorso pubblico come fossero degli idonei. La nostra assunzione, così, non è più un diritto ma una facoltà».

Silvia sottolinea poi un’altra assurdità: il trasferimento della Medicina Penitenziaria al SSN era già previsto con il decreto legislativo 230 del 1999, ossia 4 anni prima che fosse bandito il concorso. Insomma, hanno dovuto studiare per un posto che una legge precedente già non garantiva. Inoltre, la medicina penitenziaria attualmente, invece di avvalersi dei 39 psicologi che hanno vinto il concorso, ricorre alla consulenza di 450 psicologi esterni. Le ASL, dal canto loro, stanno bandendo nuovi concorsi per psicologi, senza utilizzare la graduatoria dei 39 vincitori e spendendo altri soldi pubblici. «In tutta Italia», fa notare Silvia, «ci sono solo 16 psicologi assunti per 200 carceri e circa 60mila detenuti. Gli oltre 400 psicologi che lavorano nelle carceri sono consulenti esterni senza prospettiva di stabilizzazione, e adesso rischiano persino il posto precario. Noi siamo esausti di questa situazione: quello che doveva essere l'inizio di una carriera professionale nella P.A., di un lavoro utile socialmente e appagante, si è rivelato un calvario senza fine». Al momento, questi professionisti, in seguito all’intervento dell’ex ministro alla Salute Ferruccio Fazio e a una ventina di interrogazioni parlamentari, stanno lavorando al progetto Mare aperto. «Non abbiamo un vero contratto», spiega Mariacristina Tomaselli, coordinatrice del gruppo dei 39 psicologi, «ma collaboriamo per un tot di ore a settimana, pagati 14 euro l’ora e senza tutele e i contributi dobbiamo pagarceli da soli. Insomma, ci aspettavamo un posto a tempo indeterminato, invece abbiamo avuto un progetto precario e mal pagato. Il 31 marzo la collaborazione scade e non sappiamo nemmeno se sarà rinnovata».

Intanto, nel 2012 ci sarà la discussione del secondo grado di giudizio perché il gruppo coordinato dalla psicologa Tomaselli aveva avviato nel 2008 una causa contro il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, che è ricorsa in appello dopo la sentenza emessa dal giudice del lavoro che dichiarava il diritto dei vincitori all’assunzione immediata.

Tra ingiustizie concorsuali e grovigli normativi, si scopre una realtà nemmeno troppo sommersa, una nuova “fucina” di disoccupati, illusi e poi lasciati a se stessi, che coltivavano il sogno di un posto fisso che si è infranto ancor prima di realizzarsi.

 

Walk on Job, 15 febbraio 2012

 

 

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In questa intervista la storia di una restauratrice vincitrice di concorso che aspetta l'assunzione dal 2000.

 

Concorsi pubblici e mancate assunzioni: "Ho vinto nel 2000, aspetto il mio posto da 11 anni"

 

di Ilaria Romano

 

Concori pubblici: vincerli non sempre significa garantirsi il posto fisso. Stefania Occhipinti, ad esempio, ha 40 anni, è una restauratrice e nel 2000 ha vinto un concorso della Regione Sicilia. Sono passati ben 12 anni e non è stata ancora assunta.

 

Stefania, di cosa ti occupi?

«Restauro di beni archeologici. Mi sono specializzata nel '98 all'istituto d'arte di Caltagirone (Catania), con un corso biennale: allora la laurea in restauro non esisteva».

Poi hai partecipato a un concorso... infinito. Ce lo racconti?

«Nel 2000 la Regione Sicilia ha bandito un concorso per 97 posti di assistente tecnico restauratore. Nel 2005 è uscita la graduatoria provvisoria. Quella definitiva è stata pubblicata solo a ottobre del 2011, ben 11 anni dopo il bando. E non possiamo essere assunti».

 

Come mai?

«Una legge regionale del 2008 (l'articolo 1 comma 10 della legge regionale 25/2008 e successive integrazioni e modificazioni, ndr) vieta le assunzioni di nuovo personale fino al 2015».

E ora cosa farete?

«Una cinquantina di noi ha fatto ricorso per capire se questa legge può bloccarci così, quando abbiamo vinto un concorso fatto più di 10 anni fa. Ripensandoci, forse avremmo dovuto allertarci in qualche modo già quando passavano gli anni e la graduatoria definitiva non si vedeva. Però pensavamo che fosse meglio aspettarne la pubblicazione, per avere tra le mani qualcosa di definitivo».

Già, perché c'è voluto così tanto tempo per la graduatoria definitiva?

«Quando chiedevamo informazioni sugli sviluppi del concorso, dalla Regione ci dicevano che c'erano stati moltissimi ricorsi che avevano rallentato le cose. Poi nel
2009 ci fu un incontro con i politici, che ci fecero capire che mancavano i soldi. Sinceramente ci siamo chiesti: ma ci hanno presi in giro? Vuol dire che è stato bandito un concorso senza la copertura economica, senza prevedere l'assunzione dei vincitori?».

 

Cosa significa aspettare per oltre 10 anni l'esito di un concorso?

«Dal punto di vista personale ti frena. Intanto fai altre cose, ma il pensiero corre sempre al risultato che aspetti di sapere. Mi dicevo: questo capitolo del concorso si deve chiudere, nel bene o nel male. Non sapere è una brutta cosa, ti chiedi tutti i giorni come andrà a finire e rischi di portarti dietro un'illusione per troppo tempo. Per molti di noi questo concorso era il sogno nel cassetto: una delle poche opportunità di restare in Sicilia a fare il lavoro per cui ci eravamo formati».

 

E dal punto di vista lavorativo che problemi incontra un vincitore non assunto?

«Chi manda cv spesso evita di scrivere che ha vinto un concorso pubblico e aspetta la chiamata: ha paura di essere scartato, visto che è in attesa di un posto altrove. Poi c'è chi ha un impiego nel privato e teme di essere malvisto se fa sapere di aver partecipato a un concorso (per questo molti vincitori non assunti non hanno voluto essere intervistati, ndr). Io per fortuna non ho avuto questo problema: lavoro già per l'ente che dovrebbe assumermi. Da precaria, però: a chiamata e con contratti a progetto».

 

Insomma, con l'assunzione per te cambierebbero solo le condizioni di lavoro...
«Non sarebbe poco! Si appianerebbero anche una serie di difficoltà legate alla sicurezza sul lavoro, che da esterni, senza un laboratorio, è impossibile rispettare.
E poi, assunti e messi in grado di lavorare al meglio, noi restauratori saremmo un investimento per gli enti pubblici».

 

In che modo?

«In Sicilia c'è tanto bisogno di restauratori, ma gli enti hanno pochi fondi per affidare questi lavori a ditte esterne, in particolare nel mio settore che è quello dell'archeologia. Il risultato è che ci sono magazzini pieni di reperti che non possono essere restaurati, o pezzi che si deteriorano perché non vengono curati a dovere. Ogni volta che mi scade un contratto, sento che è un peccato fermarsi quando ci sarebbe tanto da fare. E pensare che se riuscissimo a esporre i nostri tesori crescerebbe anche il turismo e di conseguenza pure l'economia».

 

Walk on Job, 15 febbraio 2012