Terra News

Mercoledì 15 settembre 2010

 

Se anche i vincitori di concorso rimangono disoccupati

 

Cesare Damiano (capogruppo Pd Commissione Lavoro)

 

CONCORSI PUBBLICI. Dopo il concorso, nulla. Tra le anomalie del nostro paese, quella che riguarda i cosiddetti “vincitori di concorsi pubblici non assunti”, supera i limiti dell’assurdo.

 

Dopo il concorso, nulla. Tra le anomalie del nostro paese, quella che riguarda i cosiddetti “vincitori di concorsi pubblici non assunti”, supera i limiti dell’assurdo. A oltre 70mila persone è negato il posto di lavoro cui hanno diritto, senza che il governo muova un dito. è un’offesa alla Costituzione, che prevede che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si acceda mediante concorso, e al buonsenso, specie in tempi come questi di gravissima crisi occupazionale.

La vicenda è tanto semplice quanto incredibile. Decine di migliaia di persone, per lo più giovani, pur avendo vinto un concorso, non possono accedere al posto. Le istituzioni che hanno emesso il bando (ministeri, comuni, province, regioni, etc), dopo aver pubblicato le graduatorie, continuano a rimandare la loro immissione in ruolo. Con buona pace per i sacrifici, anche economici, sostenuti.

L’attesa, che riguarda tutti i comparti della Pubblica amministrazione, è di diversi mesi. Spesso, addirittura, di anni. Per molti al danno si aggiunge anche la beffa. Come è il caso di 404 vincitori di concorso dell’Inail. Il loro decreto di assunzione, atteso da anni e pubblicato sulla G.U. 148 del 28.06.2010,  ha autorizzato l’Ente ad assumere solamente 25 unità - un misero 6% -. Non solo.  Gli ex precari che, partecipando da esterni, hanno vinto il concorso - oltre a non essere immessi in ruolo – si vedono negare dall’amministrazione di provenienza anche l’assunzione con contratto a termine, proprio perché ormai virtualmente titolari di un posto fisso. E intanto restano concretamente disoccupati.

All’origine di questa situazione, l’applicazione delle diverse norme sul blocco delle assunzioni finalizzate al contenimento della spesa pubblica, introdotte in questi ultimi anni dal governo Berlusconi. Norme sempre più restrittive che non tengono conto dei diritti acquisiti dalle persone e dei sempre maggiori compiti attribuiti – è il caso dell’Inail – agli enti pubblici. E che finiscono col creare uno stato di paralisi dalle conseguenze sconcertanti.

In base alla legge, le amministrazioni pubbliche per far fronte alle carenze d’organico possono infatti bandire concorsi e reclutare nuovo personale rispettando precise tabelle fissate dalla legge. Quella legge però deve sottostare a un’altra norma, introdotta da Tremonti nel luglio 2009, che ha previsto un ulteriore blocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni dopo che già una norma del 2008, aveva inserito il divieto di procedere ad assunzioni in mancanza di riduzioni degli assetti organizzativi. Il blocco, in verità, è stato rimosso nel dicembre 2009. Alle amministrazioni che hanno provveduto a riorganizzare i propri uffici attraverso un ridimensionamento degli organici, è stata data la possibilità di riprendere ad assumere.  A condizione, però, che tutto avvenisse entro il 30 giugno 2010.

In altri termini, scarsissime possibilità di manovra. Così chi non è stato assunto entro il 30 giugno, a breve non avrà prospettive. E in attesa di tempi migliori resta senza lavoro. Intanto però si continuano a bandire concorsi. E la pubblicazione delle graduatorie crea nuovi disoccupati. Come se non bastassero le decine di migliaia di precari, dipendenti dei diversi enti pubblici e della scuola, che con le ultime manovre economiche vedono le possibilità di rinnovo del loro contratto appeso a un filo.

E’ una situazione intollerabile che va risolta al più presto, nell’interesse dei singoli e della stessa pubblica amministrazione.

Per questo, alcuni parlamentari del Partito democratico, oltre a chi scrive, hanno da tempo presentato un’interrogazione ai ministri della Funzione pubblica e del Lavoro. Sarà inoltre importante aderire alla manifestazione organizzata per il 27 ottobre in piazza di Monte Citorio, dal Comitato XXVII ottobre che difende i “vincitori di concorsi pubblici non assunti”. Non si possono ledere i diritti individuali. Non si può, in nome del pur necessario rigore finanziario, continuare ad andare contro il buonsenso e contro i diritti dei lavoratori.

 

Terra News, 15 settembre 2010