Repubblica

Venerdì 5 novembre 2010

 

Draghi: "Giovani a rischio. Stabilizzare i precari"

Camusso (Cgil): “Sono i problemi del Paese”

 

L'allarme del governatore per la "difficoltà dell'economia italiana di creare reddito". Se non si regolarizzano i rapporti di lavoro, effetti negativi per la crescita: "Nord allineato all'Europa e sud in ritardo? Non è vero"

 

ROMA - L'economia italiana è in difficoltà, c'è un problema di crescita e di creazione di reddito, l'occupazione irregolare rimane diffusa, la competitività ridotta: un insieme di fattori che penalizza soprattutto i giovani. Lo rileva il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, secondo il quale, prima di tutto, "senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari" si hanno "effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità". Nel nostro Paese, dice Draghi, "rimane diffusa l'occupazione irregolare stimata dall'Istat in circa il 12 per cento del totale dell'unità di lavoro".


D'accordo con il governatore della Banca d'Italia si è detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso secondo la quale Draghi "rimette al centro i veri problemi del Paese". "Il futuro dei giovani passa dal lavoro - aggiunge il leader della Cgil - e i primi temi da affrontare sono quelli della stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari e della regolarizzazione dell'occupazione". Inoltre, prosegue Camusso, "giustamente Draghi collega la ripresa, oltre che alla stabilizzazione dei precari, anche alla crescita dimensionale delle nostre imprese che rimane ridotta nel confronto internazionale". Il segretario della Cgil ha concluso ricordando che "il 27 novembre ci sarà una grande manifestazione nazionale a Roma per sottolineare che Il futuro deve essere dei giovani e del lavoro".

Nel corso del suo intervento al convegno della facoltà di Economia dell'università Politecnica della Marche dedicato all'economista Giorgio Fuà, Mario Draghi ha anche lanciato l'allarme sulle "difficoltà dell'economia italiana di crescere e creare reddito", una situazione che, ha detto il governatore "non deve smettere di preoccuparci". L'Italia, ha rilevato inoltre Draghi, rischia di "trovarsi di fronte a un bivio" tra la stagnazione e la crescita e la situazione penalizza fortemente i giovani.

Per capire "le difficoltà di crescita dell'Italia", ha proseguito il numero uno di via Nazionale, "dobbiamo interrogarci sulle cause del deludente andamento della produttività". "La stagnazione - ha rilevato - nel decennio precedente la crisi, è stata uniformemente diffusa sul territorio. E' un problema del Paese". Draghi ha citato quindi i dati che mostrano una "evidente perdita di competitività rispetto ai partner europei". E ha spiegato come non risponda a verità che la diminuzione della crescita del prodotto per abitante "sia media di un Nord allineato al resto d'Europa e di un Centro-Sud in ritardo. Così non è".


Rispetto ai partner europei, l'Italia, infatti, soffre: "Secondo le stime del Fmi - ha detto Draghi - la quota dell'area dell'Euro nel pil mondiale, pari al 18 per cento nel 2000, a parità di potere d'acquisto, scenderà al 13 per cento nel 2015, mentre quello dei paesi emergenti asiatici raddoppierà dal 15 al 29 per cento per l'aumento del pil per abitante per il mutamento radicale degli equilibri economici mondiali". "La nostra economia - ha proseguito - ne risentirà più di altre dato che manifesta da anni una incapacità a crescere a tassi sostenuti; l'ultima recessione ha fatto diminuire il pil italiano di quasi 7 punti. Abbiamo subito un'evidente perdita di competitività rispetto ai principali partner europei".

Una serie di fattori pesano in modo particolare: l'impegno per le liberalizzazioni, ad esempio, si è interrotto da tempo, ed è un ostacolo allo sviluppo. In più l'Italia soffre da tempo di una incapacità di crescere a tassi sostenuti e di un deludente andamento della produttività. L'inerzia del Paese pesa soprattutto sui giovani, ha sottolineato il governatore. Gli indicatori internazionali dicono che "gli italiani sono mediamente ricchi" e "sono in gran parti soddisfatti delle loro condizioni", ma gli stessi indicatori mostrano che "l'inazione ha costi immediati. La ricchezza è il frutto di azioni e decisioni passati, mentre il pil, legato alla produttività, è frutto di azioni e decisioni prese guardando al futuro", ha rilevato Draghi.


Anche la scarsa mobilità sociale e il ruolo chiave della famiglia d'origine condizionano i giovani, più che in altri contesti: "Nel determinare il successo professionale di un giovane, il luogo di nascita e le caratteristiche dei genitori continuano a pesare molto di più delle caratteristiche personali, come il livello di istruzione". E il legame tra risultati economici dei genitori e dei figli "appare fra i più stretti nel confronto internazionale", ha concluso Draghi.

 

Repubblica, 5 novembre 2010