Leggo

Mercoledì 2 novembre 2011

 

La fabbrica di disoccupati, protesta a L’Aquila

 

di Marco Pasciuti

 


In Italia sono centomila: persone che hanno vinto o sono risultate idonee in concorsi pubblici e che non sono mai state assunte dalla Pubblica Amministrazione. Eppure lo Stato continua ad indire concorsi: in una circolare del 2010, il ministro della Funzione Pubblica Brunetta ha autorizzato tutti gli enti pubblici a organizzarne di nuovi, nonostante il blocco del turno over, ovvero l’impossibilità di assumere fino al 2014. Ma perché? Ogni anno in Italia si spendono tre miliardi di euro per organizzare concorsi pubblici. Il 31 dicembre scadranno molte delle vecchie graduatorie e moltissimi i vincitori mai assunti perderanno definitivamente il diritto ad avere il posto che gli spetta. Così, rappresentati dal Comitato XXVII Ottobre, i vincitori si sono riuniti a L’Aquila, città eletta a simbolo delle promesse mai mantenute dallo Stato. Vogliono una legge, i vincitori di concorso. Una legge che consenta loro di non vedere scadere le graduatorie e vedere svanire definitivamente il sogno di un posto di lavoro. La proposta di legge esiste, il Comitato la porta avanti con l'aiuto dell'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Il testo, attualmente in discussione alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati e ormai prossimo ad essere varato in via definitiva, spiega Alessio Mercanti, presidente del comitato, “è stato ampiamente condiviso dalla maggioranza delle forze politiche, sia di Governo che di opposizione”. Il provvedimento, continua Mercanti, “è frutto di una mediazione politica tra le parti durata un anno. Ovviamente, come tutti i testi mediati, ci sono ampi margini di miglioramento. Ma in un contesto socio-economico come quello che stiamo attraversando, il risultato raggiunto è da considerarsi come un passo in avanti rispetto alla situazione attuale”. L’importante è fare in fretta: “Esatto, la legge dovrà necessariamente essere approvata entro il 31 dicembre, perché il primo gennaio 2012 scadranno molte delle graduatorie ora in vigore e moltissimi vincitori e idonei potrebbero veder svanire nel nulla il diritto ad avere il posto di lavoro che hanno conquistato”.


Sono centomila. La fabbrica dei disoccupati porta le insegne di amministrazioni di ogni tipo: ministeri (Difesa, Interno, Università, Beni Culturali), enti previdenziali e territoriali, dalle Regioni ai Comuni. «Sono loro che fanno lievitare il numero. I Comuni indicono ogni anno migliaia di concorsi - spiega Gianni Nigro, capo dipartimento sindacale della FP Cgil di Roma e Lazio - i dati ufficiali risalgono al 2007, quando i vincitori e gli idonei a spasso erano 70 mila. Ma ora, con il blocco del turnover, saranno arrivati a 100 mila. Ogni anno in migliaia escono dalla P.A. e non vengono rimpiazzati. E sono 7 o 8 anni che è così. Un esempio? Ogni anno solo dalla Sanità laziale escono 1.200 persone e ora è stato anche indetto il blocco totale delle assunzioni...». Perché avviene tutto ciò? Una norma – prorogata fino al 2014 dalla manovra – consente alla P.A. di sostituire solo il 20% del personale che va in pensione: se escono in 100 ne entrano 20. E’ il blocco dei turn over e serve in teoria per tenere in ordine i conti dello Stato. In pratica crea aspettative mai soddisfatte e disillusione. Decine di migliaia sono in attesa del posto cui hanno diritto e intanto la P.A. continua a bandire concorsi. E la legge lo consente, tanto che il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, in risposta ad un’interrogazione parlamentare del Pd su un concorso bandito dall’Inps, il 24 settembre 2010 scriveva: «Ciascuna amministrazione è chiamata a valutare le proprie esigenze organizzative, scegliendo quali graduatorie utilizzare e se procedere all’esaurimento delle stesse o, in alternativa, all’indizione di nuovi concorsi».


Il caso dell’ICE. Avevano vinto un concorso pubblico che prometteva un posto di lavoro a tempo indeterminato. Il concorso era quello bandito dall’Istituto per il commercio estero, si erano presentati in 16.000, i posti erano 112 (107 posti area funzionale C e 5 posti di architetto). Questi ultimi sono stati subito assunti. Ma solo loro. Dopo un anno e mezzo di prove, il 30 aprile, la graduatoria pubblicata in Gazzetta Ufficiale, 107 persone credevano di avere un lavoro e di avere la possibilità di cominciare a programmarsi la vita. Poi neanche un mese più tardi, il 24 maggio 2010, la notizia: con la manovra il governo includeva l’Ice nella lista degli enti inutili e lo tagliava in nome del risparmio. Il tira e molla è durato un anno: Ice soppresso, Ice salvato, poi ancora soppresso. La sentenza è arrivata solo quest’anno: il decreto legge 98 del 6 luglio 2011, convertito in legge 111/11, ha previsto la soppressione definitiva dell’istituto.


Cos’è l’ICE. L’Istituto del commercio estero è l’ufficio comunicazione delle imprese italiane all’estero. Non tutte le imprese, ma quelle medie e piccole, che per dimensioni e struttura ridotta non possono dotarsi di un proprio ufficio comunicazione, ma che d’altra parte non possono farne a meno in un mercato sempre più globalizzato. Con la soppressione dell’istituto le piccole e medie imprese italiane affrontano l'estero senza un ente che le rappresenti.

 

Leggo online, 02.11.2011

 

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