La Meta Sociale

Settembre 2011

 

Concorso all’italiana “vinci e resti a casa…”

di Cecilia Pocai

 

Centomila giovani vincitori di concorso in attesa di essere assunti. Nel frattempo escono nuovi bandi anche per enti che non esistono più. E chi ha passato l’esame? Cade “in prescrizione“

 

 

Il Paese che aspetta, questa è l’Italia. E chi lo sa meglio dei vincitori ed idonei di pubblico concorso in attesa che qualcuno gli dica «oggi inizi a lavorare». È una storia che si ripete da tempo, per più di 100 mila giovani: esce un bando per un concorso pubblico, il candidato si prepara e lo supera ma di fatto non viene assunto. Il motivo? Imputabile in primis al blocco del turn over, riconfermato ed esteso fino al 2014 con la conseguenza che molte delle graduatorie concorsuali risultano quasi alla scadenza. Molti concorsi banditi nel 2007, e approvati nel 2010, scadranno nel 2013. Per non parlare di quelli banditi prima del 2007 scaduti al 31 dicembre 2010, prorogati a dicembre 2011 con scadenza il 1° gennaio 2012. La cosa bizzarra è che continuano ad esserne banditi di nuovi. E come mai nella logica di quel contenimento della spesa di cui tanto si parla, non rientra la “costosa“ macchina dei concorsi? Basta fare qualche conto. Secondo l’inchiesta pubblicata dal quotidiano La Repubblica nel novembre dello scorso anno nel 2007 sono stati banditi oltre 7mila concorsi con un costo annuale per macchina pari a 3 miliardi di Euro. Per non parlare del compenso di un commissario che in media per un concorso riceve un gettone che varia da 123 a 309 euro al giorno, più un ulteriore bonus per ogni compito esaminato che varia da 0,1 a 0,5 euro. Un quadro paradossale che riguarda tutti, dai ministeri alle amministrazioni provinciali e comunali, dalle Forze Armate agli enti di ricerca. Per questo l’Ugl ha deciso di istituire un tavolo permanente con il Comitato XXVII Ottobre, perché, ha spiegato Centrella «in un paese civile è impensabile che si verifichino fatti del genere».

E anche a livello legislativo i tempi si allungano, basta guardare il lento andamento dei tre progetti di legge presentati da Cesare Damiano, Antonio Di Pietro e Giuliano Cazzola, in esame alla XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati e che propongono il prolungamento della scadenza dei concorsi al 2013 e l’obbligo per le amministrazioni di pescare nel bacino dei vincitori prima di indire un nuovo bando.

Ma guardiamo la situazione da vicino partendo dall’ormai “scomparso“ Ice e dai tre concorsi banditi nel 2008: il primo per 107 funzionari, il secondo per 5 architetti, il terzo per 6 dirigenti. Tutti con graduatorie pubblicate tra aprile 2010 e gennaio 2011. Di questi tre concorsi sono stati assunti rispettivamente 4 funzionari, 1 architetto e 2 dirigenti a maggio 2011. Circa due mesi dopo il governo ne dichiara la chiusura con la legge 111/2011 che prevede il passaggio delle funzioni, delle competenze e soprattutto del personale, ma di ruolo, al ministero dello Sviluppo economico. «Il decreto di soppressione - ha spiegato Cinzia Nannipieri – riguarda il passaggio al Mise solo per chi è già stato assunto e per i contrattisti all’estero, che verranno impiegati alla Farnesina. Per noi che siamo vincitori, il nulla. La Funzione Pubblica ha chiesto chiarimenti al ministero dello Sviluppo economico e a quello degli Affari esteri senza apparentemente ricevere risposta». C’è anche da ricordare che non esistono attualmente presso il Mise graduatorie pendenti per posizioni simili a quelle richieste nel 2008. «Inoltre – aggiunge – al decreto di soppressione, pubblicato il 6 luglio 2011, ha fatto seguito, solo 24 ore dopo, il Dpcm che autorizza nuove assunzioni nella pubblica amministrazione e previste anche per l’Ice: ben 12 unità da assumere dai concorsi 2008». Paradossale se si pensa che l’Istituto era stato abolito poco prima. «Ci hanno spiegato che c’era già un iter in corso. Il Dpcm è stato anche pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 5 ottobre 2011, ma ancora non è possibile sapere quale amministrazione procederà alle assunzioni». E non finisce qui: anche se l’Ice non fosse stato chiuso, ci avrebbe messo almeno 10 anni per assumere tutti i vincitori: «Abbiamo fatto un calcolo a tavolino con il direttore delle risorse umane. La spiegazione? Tempistica lunga a causa del blocco del turn over e della riduzione delle spese pubbliche».

Stessa storia, ente diverso. Il 26 novembre del 2007 il “vecchio” ministero della Pubblica istruzione aveva bandito il concorso pubblico per 230 posti da funzionario amministrativo/giuridico, legale e contabile. Un bando in cui i candidati potevano indicare nella domanda per quale regione s’intendeva concorrere. Le prime graduatorie sono state approvate a settembre 2009, il Lazio a fine novembre, Roma a dicembre e così via, fino alla Lombardia le cui graduatorie sono state consegnate a marzo 2010. Ad oggi sono state assunte 6 persone in Piemonte e 2 persone in Liguria. «Ero felice – racconta Valeria De Petrillo – avevo vinto a Roma arrivando 31esima su 38. Avevo studiato molto, frequentato corsi di inglese. Ripassavo in metro riascoltando i capitoli studiati che avevo registrato con l’Ipod». Ma la storia si ripete: a dicembre del 2008 è stato bandito un nuovo concorso dal ministero dell'Università e della Ricerca per 20 posti di funzionario amministrativo/ giuridico, legale e contabile. In tutto e per tutto analogo al precedente, senza contare poi che entrambi i ministeri ora confluiscono nell’attuale Miur. «Sono venuta a sapere di questo nuovo concorso, mentre ancora aspettavo di svolgere le prove preselettive del primo. È assurdo che ce ne sia uno identico a quello che già avevo fatto. Sono in attesa dal 23 dicembre 2009. L’unica cosa che ho saputo è che forse, dal 2012, la seconda metà dei vincitori in graduatoria verrà assunta part time, per tre anni minimo. Anche su questo però non ho certezza». Ma perché bandire concorsi simili se non ci sono assunzioni? «C’è bisogno di personale in realtà - spiega Valeria -, ma il blocco del turn over e i risparmi sulla spesa frenano il ministero. La mia paura è che la fatica fatta finora svanisca nel nulla, perché più passa il tempo più si avvicina la scadenza per la validità del concorso».

E ci sono storie che spesso finiscono anche in tribunale. Nel maggio 2004, il ministero della Giustizia ha bandito un concorso per 39 psicologi da inserire negli istituti penitenziari. Pubblicate le graduatorie, il dicastero dichiarò l’impossibilità di procedere ai reclutamenti a causa del blocco delle assunzioni e della mancanza di fondi, impegnandosi ad assumere dal 1° gennaio 2008, una volta cessato il blocco. Successivamente rifiutò l’adempimento, spiegando che la responsabilità delle assunzioni sarebbe passata al ministero della Salute e quindi alle Asl come previsto dal d.lgs n. 230/1999, poi attuato con il Dpcm il 1° aprile 2008, eppure non prevede un obbligo di assunzione da parte delle aziende sanitarie. Il ministero ha comunque mantenuto, per sua stessa ammissione, le competenze psicologiche che riguardano l'osservazione e il trattamento dei detenuti. I 39 vincitori hanno deciso quindi di ricorrere al Tribunale del Lavoro di Roma in base al contratto e all'area del trattamento e il giudice del lavoro a maggio 2010 ha ordinato l'immediata immissione in servizio nell'area trattamentale, tuttavia il ministero della Giustizia è ricorso in appello. Ora si attende la discussione fissata nel 2012. «Il ministero - ha raccontato Mariacristina Tomaselli - ha sempre risposto che la questione riguardava le Asl che però non sono state messe al corrente, né sono stati stabiliti dei criteri chiari per il passaggio dei vincitori di concorso alla Sanità. La parte del decreto che si riferisce a questo slittamento di competenze è stata sospesa dal Consiglio di Stato, in considerazione del diritto all'assunzione dei vincitori di concorso, senza che nessuna amministrazione attuasse quest’ordinanza. Il tutto si riassume in un gran pasticcio da parte di tutte le amministrazioni coinvolte. Attualmente – aggiunge Mariacristina – lavoriamo come consulenti esterni del ministero, svolgendo le stesse mansioni di cui avremmo dovuto occuparci da dipendenti, e ci dedichiamo al sostegno ai detenuti con pene alternative alla detenzione. Siamo pagati a ore, guadagnando in media 600 euro al mese. Per la nostra causa si è attivata l’Ugl insieme agli altri sindacati. Sono state fatte decine di interrogazioni, ma tutto tace. Sembra che a chi di competenza, non importi né del diritto dei detenuti ad un’assistenza psicologica adeguata, né del diritto dei professionisti che hanno vinto un concorso pubblico. È un’ingiustizia». Ingiustizia è il termine adeguato perché spesso si dimentica che i vincitori di concorso hanno acquisito un diritto a lavorare nella Pubblica Amministrazione sancito dall’articolo 97 della Costituzione. Il Comitato XXVII Ottobre lo ribadirà a gran voce nell’assemblea del 22 ottobre a l’Aquila. Anche perché basterebbe bloccare i concorsi per profili analoghi a quelli già espletati fino a esaurimento delle graduatorie concorsuali e introdurre l’obbligo per le amministrazioni di sottoscrivere convenzioni tra loro per l’interscambio di quelli ancora non assunti. Di sicuro una cosa è certa: in passato la vittoria di un concorso significava “posto fisso”, ora non è più così. Ma si sa, in Italia tutto è il contrario di tutto. Questa è una delle tradizioni che non si abbandona mai.

 

 

La Meta Sociale, Settembre 2011