L'INKontro

Lunedì 4 luglio 2011

 

 

I vincitori di concorso non assunti e la proposta Di Pietro

Pre-occupati

 

di Evelina Cataldo

 

 

Da un triennio, le Amministrazioni Pubbliche stanno consolidando la pratica negativa dell’attesa pluriennale per l’assunzione dei vincitori dei concorsi pubblici. In passato, in specie negli anni '80, '90, la modalità più diffusa, pur essa distorta, era la chiamata diretta, di cui ha fatto ampio uso la vecchia DC. I vertici di partito indirizzavano le Amministrazioni pubbliche all’assunzione di determinate persone collocatesi utilmente in graduatoria  scavalcando così il diritto di coloro che ne occupavano migliore posizionamento.

In passato vigeva, quindi, un diritto allo scavalcamento: vincitori e idonei di concorso venivano assunti anni dopo i “direttamente nominati”; oggi il diritto all’assunzione viene violato tout court. Per le ragioni sopraesposte, in Italia si sono costituiti Comitati di categoria e ognuno di essi ha accorpato i vincitori e idonei non assunti per ciascuna Amministrazione.


In effetti, a parte la L.165 del marzo 2001 che disciplina il rapporto di lavoro alle dipendenze delle P.A, non esiste un meccanismo di controllo per monitorare le assunzioni nel comparto pubblico. Ultimamente, un piccolo sforzo è stato manifestato dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione che, in data 22 giugno 2011, ha inviato una nota a tutti gli enti pubblici per rilevare le graduatorie concorsuali vigenti e numero di idonei e vincitori. Un’iniziativa interessante, nel marasma della defezione del riordino delle piante organiche! 


Successivamente, il 28 giugno 2011, una folta schiera di Deputati con a capo l’On.Di Pietro ha presentato una proposta di Legge per risolvere normativamente l’annosa questione dei vincitori dei concorsi pubblici. La proposta, debitamente redatta in articoli, sembra essere ben fatta, meditata con criterio, garantista e volta al rispetto del principio di eguaglianza ed equità. In effetti, tenta di regolare con legge i tempi delle assunzioni attraverso una validità della graduatoria per mesi 18 anche per gli idonei, l’impossibilità di bandire nuovi concorsi per le stesse qualifiche cui è stato bandito il precedente e il divieto ad assumere personale a tempo determinato per le qualifiche per le quali è stato svolto concorso finché non abbiano proceduto con l’assunzione dei vincitori e idonei.

Inoltre, tale proposta presenta persino l’obbligo di inserimento nel bando di termini utili alla conclusione della procedura concorsuale e immissione in servizio, includendo altresì un equo risarcimento danno in caso di mancata assunzione entro le scadenze di volta in volta previste.

C’è un unico neo, l’art.6 che testualmente recita: Nei bandi di concorso sono riconosciuti punteggi ai lavoratori interinali che hanno lavorato presso la P.A nelle qualifiche per le quali il concorso è stato bandito. I punteggi sono attribuiti in misura proporzionale alla durata del rapporto di lavoro svolto presso la pubblica amministrazione. Orbene, ciò lascia intendere che si cerca di privilegiare la categoria dei lavoratori interinali.


Una pratica consolidata: le Regioni, le Province e i Comuni sempre più spesso si avvalgono delle agenzie interinali presenti sul territorio per stilare contratti di somministrazione lavoro a nominati politicamente, anche per incarichi di un certo spessore. Ma le agenzie interinali non sono state create per operare uno scambio domanda-offerta tra privati e lavoratori? Come mai tale criterio è stato esteso anche alla Pubblica Amministrazione?


E così, sembra si voglia introdurre un vantaggio ab origine all’ex-interinale che intende partecipare a un pubblico concorso. L’Italia ha bisogno di tagliare i privilegi, non di cristallizzarli attraverso la legge. Il concorso pubblico deve restare un meccanismo equo di reclutamento del personale mediante la  presenza di soli due requisiti: il titolo di studio per l’accesso e il superamento delle prove concorsuali.

 

 

 

L'INKontro, 4 luglio 2011