Il Sole 24 Ore

Lunedì 3 gennaio 2011

 

Disoccupati, precari o malpagati. Il viaggio del Nyt tra i giovani italiani «tagliati fuori dal loro futuro»

 

di Elysa Fazzino

 

Pubblicato lunedì 3 gennaio 2011

Il "profondo malessere" dei giovani italiani arriva sulle colonne del New York Times, che cita il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e descrive giovani "sempre più agitati" per la mancanza di prospettive, in Italia e negli altri paesi dell'Europa del sud come Grecia, Spagna e Portogallo.

"L'indignazione dei giovani è esplosa, talvolta con violenza, nelle strade di Grecia e Italia", scrive Rachel Donadio, osservando che studenti e "anarchici più radicali" protestano non solo contro specifiche misure di austerità, ma contro una realtà che si va affermando nell'Europa del sud: i giovani si sentono sempre più "tagliati fuori dal loro futuro". Gli esperti - aggiunge - mettono in guardia contro la volatilità delle finanze pubbliche e della società più in generale, mentre "la generazione più istruita della storia del Mediterraneo si scontra con uno dei peggiori mercati del lavoro".

"I politici cominciano ad accorgersene", nota il Nyt, ricordando che venerdì scorso il presidente Napolitano ha parlato del "malessere diffuso tra i giovani", dopo che le proteste contro i tagli di bilancio al sistema universitario hanno portato la questione alla ribalta. Il quotidiano newyorchese cita anche Giuliano Amato: in un'intervista al Corriere della Sera l'economista ed ex primo ministro ha detto che la protesta giovanile è contro una situazione generale nella quale "le vecchie generazioni hanno mangiato il futuro delle nuove".

Il reportage, inviato da Lecce, parte dal caso eclatante di Francesca Esposito, per la quale nonostante una laurea in legge, un master in Germania, un tirocinio alla Corte di Giustizia europea e la conoscenza di cinque lingue è stato "quasi impossibile trovare un lavoro retribuito". Esposito lo scorso autunno ha interrotto il suo praticantato non pagato come avvocato presso l'Inps: "Ne aveva abbastanza di quanto sia surreale e in definitiva triste essere giovani in Italia oggi".

Prima ancora che la crisi colpisse, prosegue il Nyt, l'Europa del sud non era un posto facile per la carriera. "La bassa crescita e la mancanza di meritocrazia da tempo rendono difficile trovare lavoro in Italia, Grecia, Spagna e Portogallo". Ma ora, con l'austerità, le opportunità sono ancora di meno. E inevitabilmente sono colpiti "i lavoratori più giovani, che lottano per entrare nel mercato del lavoro contro i più anziani che già occupano posti preziosi".

Risultato; un "malessere profondo". "Alcuni scendono nelle strade a protestare, altri emigrano nel Nord Europa o oltre, in un epico esodo di laureati. Ma molti altri soffrono in
silenzio, vivendo da adulti nelle camere da letto della loro infanzia perché non possono permettersi di trasferirsi".

All'orizzonte, c'è un "disastro demografico dell'Europa del sud", che ha tassi di natalità tra i più bassi del mondo occidentale. Secondo Lawrence Kotlikoff, un economista dell'Università di Boston interpellato dal Nyt, se il fenomeno va avanti, "non ci saranno più italiani, spagnoli, greci, portoghesi o russi. Immagino che i cinesi semplicemente si trasferiranno nell'Europa del sud".

Il New York Times fa notare che il problema non è solo quello della disoccupazione giovanile, che è del 40% in Spagna e del 28% in Italia, ma anche della sotto-occupazione. I giovani oggi sono "sfruttati" proprio dai meccanismi introdotti un decennio fa per rendere il mercato del lavoro più flessibile, come i contratti a tempo determinato.

Nel Sud dell'Europa, ai giovani si offrono stage non pagati o poco pagati, tirocini e contratti temporanei che non offrono le stesse tutele dei lavori a tempo indeterminato. Quanto ai sindacati, spiega il Nyt, molti giovani li considerano "parte del problema", convinti che non facciano che esacerbare le tensioni del mercato del lavoro proteggendo una casta di lavoratori più anziani invece di aiutare i più giovani a entrare nel mercato del lavoro.

Per Kotlikoff, la soluzione è semplice: "Bisogna cambiare le leggi sul lavoro. Non gradualmente, ma in fretta". Tuttavia, In Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, "ogni cambiamento dei contratti nazionali comporta complessi negoziati tra governi, sindacati e imprese, una danza complicata in cui ogni fazione combatte furiosamente per i propri interessi".

 

Il Sole 24 Ore, 3 gennaio 2011