Il Giornale

Lunedì 9 agosto 2010

 

Concorsi alla Difesa: assumevano mogli e figli

di Paolo Bracalini

 

Esami truccati e favoritissimi: l'inchiesta interna voluta da La Russa smaschera il sistema per assumere i parenti. I raccomandati ricevevano le risposte ai quesiti prima degli esaminatori. Coinvolti diversi funzionari ma anche alcuni direttori generali.

 

 

Roma - La Difesa innanzitutto. Sì, soprattutto quella di figli, figlie, zie, nipoti e nuore, che al giorno d’oggi un lavoro debbono pur averlo. Tutti affettuosamente insieme sotto il tetto del ministero della Difesa, grazie ad un sistema di favori incrociati degno di una cricca: tu promuovi mio figlio al concorso X, io faccio passare il tuo al concorso Y, mia moglie viene promossa al concorso X e poi io faccio assumere tuo nipote nel bando Z. E così alla fine, tra una spintarella qui e un aiutino ricambiato di lì, la somma è questa: 18 tra figli e figlie, due nipoti, una nuora, quattro mogli e un fratello, tutti assunti o in procinto di esserlo in quanto vincitori di concorsi presso l’amministrazione civile della Difesa.

Il meccanismo, degno di una commedia all’italiana se non ci fosse di mezzo la legge, è raccontato nei particolari da una relazione riservata a cui il Giornale ha avuto accesso. Il documento è frutto del lavoro di una commissione d’inchiesta istituita dal ministro della Difesa Ignazio La Russa nel novembre dell’anno scorso, dopo una segnalazione anonima ma ben informata che raccontava una serie di «favoritismi e irregolarità incrociate» in altrettanti concorsi banditi dall’Amministrazione civile della Difesa tra il 2005 e il 2008. La commissione d’inchiesta convocata da La Russa si è messa allora all’opera, raccogliendo una cinquantina di scatoloni contenenti tutti gli atti e i documenti relativi ai concorsi degli anni sospetti.

Concludendo poi amaramente che «in caso di relazioni di parentela tra candidati e componenti di commissioni esaminatrici di altri concorsi e tra candidati e dipendenti dell’Amministrazione civile della Difesa» si è accertato che «tali candidati sono quasi sempre risultati non solo idonei ma anche vincitori di concorso», benché alcuni non ancora assunti per ragioni formali.

Miracoli dell’amore parentale. Sì ma anche gravi irregolarità di cui si sono resi protagonisti tra l’altro non personaggi esterni o seconde file del ministero, ma direttori generali, dirigenti di prima e seconda fascia, al minimo funzionari. Insomma le alte sfere della Direzione generale per il personale civile (Persociv) e della Direzione generale delle pensioni militari (Previmil), che avevano escogitato questo semplice trucco per sistemare al ministero i loro parenti. Siccome la legge vieta che nelle commissioni esaminatrici dei concorsi pubblici possa sedere un parente fino al quarto grado di un candidato, mentre lascia alla coscienza personale la valutazione dei casi in cui si esaminano figli di colleghi, per aiutare il bravo figliolo o il solerte nipote ad avere un posto al ministero l’unica è di darsi una mano a vicenda, tanto una mano poi lava l’altra.

Così, grazie all’intervento del più alto in grado, che disponeva in totale autonomia circa la nomina dei commissari d’esame, a presiedere una commissione per l’esame di vari candidati tra cui un parente del dirigente X, veniva indicato un dirigente Y il quale poi, guarda il caso, aveva un proprio parente come candidato in un altro concorso e, sempre per casualità, come presidente di quella commissione proprio il dirigente X, che in precedenza aveva avuto il proprio parente promosso dal dirigente Y. Uno di favori, ma su scala molto ampia, che coinvolge una ventina di alti dirigenti dell’amministrazione della Difesa, quasi tutti ancora al loro posto, insieme ai parenti assunti, finché la magistratura non deciderà altrimenti. La relazione è stata infatti portata all’attenzione della Procura di Roma, a cui già erano stati segnalati alcuni evidenti casi di irregolarità riscontrate negli atti delle prove d’esame.

Perché, per far assumere figli, mogli e nipoti, non era sufficiente la presenza di un presidente di Commissione amico, e in più una selezione di commissari ben disposti. Spesso era necessario un aiutino in più. Così, nel documento dell’organismo ispettivo, si racconta di candidati che sapevano la soluzione della prova orale prima che il quesito gli fosse stato posto. Poi, «relativamente a cinque candidati, gli elaborati delle due prove scritte sono stati redatti con grafia apparentemente diversa». In un altro caso invece si è scoperto che la Commissione aveva attribuito un bel voto ad un compito scritto, però mai consegnato dal candidato. Un’altra volta ancora, un candidato dal cognome giusto si è visto attribuire un punteggio per una risposta scritta che non aveva mai compilato (a cui toccherebbe quindi un bello zero). In un altro caso la risposta orale di una candidata era l’esatta fotocopia (nei contenuti e nell’ordine logico) della «soluzione d’ufficio» compilata dalla Commissione. Che qualcuno gliel’abbia allungata prima dell’esame? Chissà, ma è molto probabile. In ogni caso, poi, il voto della Commissione esaminatrice (quella composta dagli amici) era superiore al voto dato dall’esperto nominato dal ministero (una sorta di giudice terzo). E qui, guardacaso, molto spesso la differenza tra i due voti era esattamente la cifra sufficiente per non far escludere il candidato dal concorso. Oppure, il voto dei commissari era superiore rispetto a quello dell’esperto addirittura di 24 punti (che è come passare dall’insufficienza all’ottimo).

Le promozioni, anche. Quando si aiutano i figli o i fratelli giusti, stranamente arrivano con grande rapidità. Così è successo ad un dipendente della Direzione pensioni militari, messo a presiedere una commissione d’esame in cui siedeva il figlio del suo direttore generale. Ebbene, durante le fasi del concorso, il bravo dipendente ha avuto casualmente «una promozione ad un incarico di livello retribuivo superiore».

Il record di «parentaggine» spetta però ad un concorso a 60 posti per Operatore di amministrazione, svolto tra il 2006 e il 2007. Presidente, il dott. Gianfranco C., capo del VI reparto di Persociv, padre di Eleonora C, già vincitrice di un concorso, e zio di Alessandro C., già vincitore di un altro concorso. Segretario di quella commissione, il signor Francesco P., funzionario in servizio all’Arsenale militare, padre di Annalisa P., già vincitrice di concorso, e di Alberto P., anche lui gia assunto dopo concorso. In quel concorso, con siffatta commissione, sono stati assunti tre figli e una nuora di altrettanti dirigenti e illustri colleghi. Che si aggiungono a tutti gli altri già introdotti tramite «concorso famigliare». Quando si dice la Difesa.

 

Il Giornale, 9 agosto 2010