Corriere della Sera

Lunedì 13 dicembre 2010

 

LA SPETTABILE CLIENTELA 

Roma e l’anomalia delle società miste

 

di Gian Antonio Stella

 

Francesco Micali, dice il curriculum sul sito web della Regione Sicilia, è al quarto anno di Giurisprudenza, tira su soldi la sera nei pianobar e suona l' organo in parrocchia. Il governatore Raffaele Lombardo, per rimediare ai disastri dell' alluvione dell' anno scorso a Giampilieri, gli ha delegato «l' organizzazione della sede operativa di Messina, informazione cittadinanza zone alluvionate, progettazione ripresa economica e sociale del territorio». Auguri. «Visto? Così fan tutti!», dirà Gianni Alemanno. Sono giorni, da quando è scoppiata la grana delle assunzioni nelle società comunali di amici, parenti, camerati e cubiste di coscialunga, che si difende tirando in ballo il predecessore Veltroni e mille altri casi sparsi per l' Italia. E giura che d' ora in poi i controlli saranno severissimi, le selezioni rigorosissime, le punizioni durissime. Sarà... Resta il dato: negli ultimi due anni le società interamente o per metà comunali e cioè l' Atac (trasporti), l' Ama (rifiuti) e l' Acea (luce, acqua) avrebbero assunto oltre duemila persone per chiamata diretta. Per carità, molti di questi dipendenti presi in carico dalla collettività per decisione del politico Tizio, del sindacalista Caio, del burocrate Sempronio, saranno bravissimi. Magari, in caso di gara, avrebbero stracciato i concorrenti. Di più, troppi concorsi anomali hanno demolito l' idea che lo strumento sia di per sé in grado, senza una radicale riforma, di scartare mediocri e lavativi per tirar fuori il meglio del meglio. È però incontestabile che l' andazzo emerso nelle società romane appesta da tempo l' aria in tutto il settore pubblico. E lancia ai giovani, in un Paese con la disoccupazione giovanile più alta d' Europa, un messaggio osceno: fatevi furbi, trovatevi un deputato, un grand commis o un sindacalista che vi dia la spintarella. Ma che futuro ha un Paese dove tutti invocano a chiacchiere una macchina pubblica animata da professionisti efficienti se questa macchina lascia fuori decine di migliaia di persone che hanno vinto i concorsi (sempre più rari) e assorbe solo raccomandati scelti per chiamata diretta, precari presi senza gare proprio in quanto precari ma poi stabilizzati con selezioni ridicole («fare fotocopie, ove possibile fronte retro, apporre la data su un documento utilizzando il datario...»), furbetti che scalano i punteggi inventando disabili da assistere, portaborse imbarcati rivendicando il necessario «rapporto di fiducia» e poi confermati con ripetute sanatorie? Non bastano gli impegni. Van cambiate le regole. A partire proprio dalle società miste pubbliche e private. Le avevano spacciate come un toccasana. Non solo sono spropositatamente aumentate fino a diventare oltre 4.600 (con 38.000 fra consiglieri e amministratori vari) e non solo hanno spesso scelto soci discutibili (indimenticabili i protagonisti del fascicolo Cosentino: «Panzone», «Capagrossa», «Gigino ' o drink»), ma troppe volte sono sembrate solo una opzione della cattiva politica per aggirare l' obbligo dei concorsi e assumere i clientes. Una scelta sventurata. Che rischiamo di pagare carissima.

 

Corriere della Sera, lunedì 13 dicembre 2010