Corriere della Sera

Sabato 9 aprile 2011

 

In corteo per un futuro migliore, i precari cacciano i black bloc

Lancio di vernice blu contro una banca a Roma. I partecipanti al corteo allontanano gli incappucciati. Pacifica protesta di studenti, disoccupati, free lance

di Carlotta De Leo

 

ROMA - Un gruppo di giovani mascherati da black bloc, con caschi neri e cappucci ha lanciato vernice blu contro le vetrine della banca Unicredit in via Statuto: è stato l'unico tentativo di trasformare in qualcosa di diverso il corteo pacifico dei precari a Roma. Ma studenti, disoccupati, free lance, ricercatori non si sono lasciati coinvolgere: in molti sono intervenuti per allontanare, cacciandoli dal corteo, i presunti black bloc.

Il corteo è così giunto senza incidenti alla meta finale del Colosseo. Questa volta i «bamboccioni» hanno fatto sul serio. Gli eterni giovani, senza diritti né certezze lavorative, sono scesi in piazza per lanciare alla politica un messaggio forte e chiaro: «Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta». Era questo lo slogan – e il nome del comitato promotore – della manifestazione che sabato pomeriggio ha mobilitato migliaia di persone in tutta Italia.

VESTITI DA VECCHI - Il corteo dei precari, dei disoccupati, il popolo delle partite Iva, gli studenti, gli stagisti, i ricercatori, i free lance ha cominciato a sfilare per le strade di Roma intorno alle 15.30, mentre manifestazioni iniziavano in un'altra trentina di città italiane (e non solo). Obiettivo: riprendersi il presente, ancor prima del futuro, ed il Paese, partendo dal lavoro.
«Quando saremo assunti saremo dei vecchi»: alcune decine di giovani si sono presentati al corteo contro il precariato, travestiti da anziani. Sono i vincitori di concorso pubblico che non sono stati assunti dalla pubblica amministrazione: i posti di lavoro che dovrebbero spettare loro sono al Miur, Inail, Inps, Istituto per il commercio estero e ministeri della Difesa e dell'Interno.

DISOCCUPAZIONE FUORI CONTROLLO - Davanti a Santa Maria Maggiore la prima di una serie di performance: i precari hanno piantato le loro tende canadesi sotto la basilica e steso fili con mutande e calze, per protestare contro la mancanza di abitazioni popolari o a canoni accessibili. I precari stimano in 400 milioni di euro il volume degli affitti in nero nella Capitale. Ma non è soltanto un problema di casa, che è solo una conseguenza della mancanza di redditi dignitosi. «Sono in piazza per mio figlio Andrea, giovane fisico in fuga e per tutti i giovani d'Italia», recita il cartello portato da una donna in corteo.

LAUREATO IN FUGA - «Mio figlio è un laureato 3+2 con 110 e lode e una tesi in neuroscienza - sintetizza la madre -. È dovuto emigrare a Londra per un dottorato per il quale viene pagato 1.500 euro». E sono «oltre 2 milione i Neet in Italia, ovvero i giovani che non studiano non lavorano e non si formano; sfiora il 30% la disoccupazione giovanile», sottolinea Salvo Barrano, archeologo free lance tra i 14 promotori della manifestazione. Tra loro anche Ilaria Lani, responsabile Politiche giovanili della Cgil: «Siamo in una condizione di stabile precarietà» che coinvolge già «due generazioni di lavoratori segnati da contratti a termine, senza diritti e con retribuzioni da fame. Servono risposte adesso».

SACCONI: SONO IN POCHI - Dalla Romagna dov'era in visita ai candidati sindaci del centrodestra a Gatteo e a Cesenatico, il ministro per il Welfare, Maurizio Sacconi, ha minimizzato la portata delle manifestazioni a Roma e nelle altre città: «Mi sembra un ritrovo sostenuto solo da alcune associazioni». «Non sono i precari, sono alcune associazioni - ha osservato il ministro -. Anzi, la Cgil è l'unica organizzazione che appoggia le manifestazioni. Non la Cisl e la Uil».

 

CAMUSSO A ROMA - A Roma, dove si è svolto l’evento principale con una street parade rumorosa e colorata, al Colosseo è stato montato anche un palco per musica e interventi: tra gli altri, quello del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso che già con un videomessaggio era scesa in campo con i giovani, e che aveva poi aperto il corteo marciando in testa ai ragazzi. «Il tema del precariato è il tema del futuro del nostro Paese - ha detto Camusso -. Non si può immaginare che ci sia un futuro se ci sono intere generazioni che pensano che questo Paese non li vuole e non dà loro nessuna prospettiva».

«Ma vogliamo essere anche ironici e dissacranti - ha spiegato Luca De Zolt, organizzatore dell’evento romano -: siamo tutti giovani, studenti, precari, non precari e cittadini». E a dimostrarlo, davanti all'anfiteatro Flavio c'era un finto senatore sui trampoli, che distribuiva pane ai precari. Al petto un cartello: «Senatore bla bla bla». Il corteo, partito da piazza della Repubblica, è giunto fin qui dopo aver attraversato l’Esquilino. «Abbiamo scelto un percorso nuovo – precisa De Zolt - che passava attraverso il quartiere Esquilino, perché tutta la città ci potesse vedere e partecipare».

«NON SPARATE SULLA RICERCA» – L'iniziativa è nata sul web, grazie al passa parola tra la «generazione precaria». Ha coinvolto anche personaggi famosi: Ascanio Celestini, Dario Vergassola, Dario Fo, Margherita Hack, Sabina Guzzanti, Subsonica e tutto il cast de'l film Boris che ha sfilato a Roma: al Colosseo, Piero Sermonti, Ninni Bruschetta e Caterina Guzzanti sono poi saliti sul palco.

In piazza c'erano anche i precari dell'Ispra (i primi a salire sul tetto per evitare il licenziamento) - che indossando maschere bianche hanno inscenato un flash mob dal titolo: «Non sparate alla ricerca» -, il comitato «Se non ora quando» (protagonista delle manifestazioni da un milione di persone del 13 febbraio scorso per rivendicare la dignità delle donne) ed il fronte dell'opposizione: Pd, Idv, Verdi, Pdci-Federazione della sinistra. Tra i politici in prima fila, Nichi Vendola.

BAGNASCO: PRECARI SENZA FUTURO- Al fianco dei giovani, senza se e senza ma, si è schierata la Cei: «Il precariato lavorativo sia solo una fase transitoria», ha ammonito il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, per aprire le porte ad un lavoro «a tempo indeterminato» e «dare anche la possibilità di un futuro, di un progetto di vita».
E per chiedere un futuro con un lavoro vero, alcuni precari hanno improvvisato un flash mob - durante il corteo a Roma - sotto l'assessorato alle Politiche sociali di Roma Capitale, dove è stato creato un finto Sportello welfare di cartone, che distribuiva fac simile di banconote da 50 euro.

«BERLUSCONI SI FACCIA DA PARTE» – I precari accusano il governo «che ha deciso di sacrificare una o più generazioni sull'altare degli interessi di qualcuno, della rendita e della speculazione». E chiedono al premier Silvio Berlusconi di «farsi da parte»: «Non ha affrontato la crisi – dicono - ci ha umiliati e trascinati in un baratro di povertà e disoccupazione». I precari, chiedono un Paese diverso che «permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare» e che, quindi, «investa sulla ricerca e sulle giovani generazioni, invece di relegarle ai margini del sistema produttivo, mortificandone le competenze e cancellando ogni possibilità di realizzazione personale».

MELONI: SERVE PIU' CORAGGIO - «Dite che è giunto il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per questo scendete in piazza il 9 aprile. Sono d'accordo», ha scritto Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, in una lettera aperta ai precari. «Ma dopo aver letto il vostro manifesto, ho qualche timore – ha aggiunto -. Non possiamo scendere in piazza per difendere non i nostri diritti, ma quelli della generazione precedente che ce li ha scippati. Proprio come pochi mesi fa quando gli studenti hanno manifestato in difesa dei privilegi dei baroni. È inutile rimpiangere un sistema che non ci possiamo più permettere, ma è possibile impegnarsi per costruirne un nuovo. La battaglia sarà dura. Io sono vostra disposizione per affrontare insieme il programma di un'agenda concreta», concludeva Meloni, che tuttavia non ha presenziato alla manifestazione.

 

Corriere della Sera, 9 aprile 2011